“Pezzi di merda che rovinano il serio modo di operare di tanti volontari delle associazioni antiracket. Non è vero che siamo tutti gli stessi. E che si sappia, le associazioni antiracket non prendono (e non devono prendere) soldi da chi viene ristorato dalla legge 44 e 106. I mafiosi chiedono il 3%. Che questo personaggio venga punito per come merita. Vaffanculo…lerciume. Un plauso alla Guardia di Finanza e grazie per aver detto pubblicamente che NON tutte le associazioni sono uguali“.

 

La reazione più dura è stata la sua. Quella di Paolo Caligiore. Il coordinatore provinciale dell’Antiracket di Siracusa si è sfogato come leggete quando ha letto il nostro resoconto dell’arresto di Salvatore Campo, il presidente dell’Asia (Associazione siciliana antiestorsione) di Aci Castello, frazione di Catania, che estorceva somme di denaro alle vittime di pizzo e usura che si erano rivolte a lui per chiedere aiuto.

Sull’argomento clicca qui per leggere IL PIZZO DELL’ANTIRACKET:ARRESTATO IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE SICILIANA ANTIESTORSIONE

Un post su Facebook che ha ricevuto numerosi consensi e che sintetizza lo stato d’animo di chi nella lotta alla mafia è davvero in prima linea.

Caligiore lo è da 27 anni e ancora non riesce a darsi pace per lo scandalo Campo. “Ho espresso come è mia abitudine: affermando con la massima schiettezza quel che penso – ci dice deciso – Anche perché è giusto che le vittime del pizzo e dell’usura sappiano che ci sono associazioni antiracket che svolgono nel migliore dei modi, senza percepire alcun compenso, quella che è la finalità primaria e cioè il sostegno incondizionato a chi ha deciso di denunciare. E questo va dall’accompagnamento per la denuncia, alla costituzione di parte civile nei processi sino alle pratiche per l’accesso ai fondi delle leggi dello stato”.

Salvatore Campo intercettato dalla GdF mentre riceve una tangente

Tutto gratuitamente – ci tiene a rimarcare – Tutto senza chiedere o, peggio, pretendere un centesimo da chi si rivolge a noi per liberarsi dalla morsa della criminalità organizzata, degli aguzzini. E chi combatte per le vittime, con le vittime, oltre all’impegno ci mette la faccia, si espone. Per questo provo disgusto, orrore nell’apprendere certe notizie. Non soltanto  per il fatto in sé, definibile esclusivamente con le peggiori espressioni: la mia paura è che si generalizzi. Facendo un torto grave a chi lotta con chi soffre“.

Perché l’operazione My Racket della Guardia di Finanza di Catania che ha smascherato Campo ha fatto emergere un aspetto al quale non si dà la necessaria importanza: la sofferenza delle vittime che si rivolgono alle associazioni antiracket. L’estortore 74enne adesso ai domiciliari, secondo quanto appurato dai militari, profittava proprio del debole stato psicologico degli associati che poi diventavano di nuovo vittime, che poi ricadevano nell’incubo che credevano di avere finalmente dissolto: le assoggettava, hanno spiegato i finanzieri, inducendoli a credere di non avere altra speranza che lui per ottenere i risarcimenti dovuti, per cercare di recuperare quel che gli era stato brutalmente sottratto.

“Proprio così – serra i pugni Caligiore – capite perché non sopporto quanto accaduto? Hanno perfettamente ragione gli uomini della Guardia di Finanza. Coloro che si presentano da noi per cercare aiuto sono persone distrutte. Hanno subito angherie che li hanno abbattuti non soltanto economicamente, soprattutto moralmente. Si affidano a noi ancora terrorizzati e ci concedono la massima fiducia. Ecco perché noi, chi decide di opporsi a chi gestisce pizzo e usura, chi decide di essere parte attiva di una missione per sostenere coloro che arrivano perfino a valutare come unica alternativa il suicidio, dovremmo essere immacolati e aiutarli nel migliore dei modi. E questo, lo ripeto per l’ennesima volta affinché sia chiarissimo, non si fa per soldi

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