Come un pugno nello stomaco. La notizia è annunciata con ampio spazio dai telegiornali nazionali. Ed è vera, verissima, anche se speri che sia una fake news o una svista di chi ha realizzato la grafica della schermata.

Da oggi la Protezione Civile attiverà l’sms solidale col quale i cittadini potranno fare donazioni in favore delle popolazioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia, della Liguria e della Provincia Autonoma di Trento colpite selvaggiamente dall’ondata di maltempo. Tutto scritto chiaro nel comunicato pubblicato sul sito ufficiale del dipartimento coordinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

E la Sicilia? La Sicilia non ha bisogno di aiuti? Perché fra le regioni inserite fra quelle da sostenere con la solidarietà dei cittadini non c’è pure la Sicilia?

Il Governo italiano ignora la Sicilia.

E il maltempo da queste parti già dolore ne ha provocato. E’ di poche ore fa la tragedia più recente, più grave. A Casteldaccia 10 persone, tra cui donne e bambini, sono morti in una villa in contrada Cavallaro a Casteldaccia, in provincia di Palermo, a causa dell’esondazione del fiume Milicia ingrossato dalle piogge cadute ieri. Nell’abitazione si trovavano amici e parenti per trascorrere insieme la serata. Per le vittime non c’è stato scampo, sono annegate perché l’acqua è arrivata veloce raggiungendo il soffitto. Famiglie distrutte, un’intera comunità sconvolta, che piangono Rachele Giordano, 1 anno appena e Francesca Rugò di 3, Federico Giordano (15), la madre Stefania Catanzaro (32),  il nonno Antonino Giordano (65)  e la moglie Matilde Comito (57), il figlio Marco Giordano (32) e la sorella Monia (40), Nunzia Flamia (65 anni). 

Tra Palermo e Agrigento le alluvioni hanno provocato l’isolamento di ampie zone. Colpiti duramente anche il ragusano, il calatino, l’ennese, alcuni centri della Piana di Catania. La Coldiretti ha inserito la Sicilia fra le regioni con l’agricoltura messa in ginocchio da quella che può essere definita soltanto con un termine: calamità.

Che per il Governo, evidentemente, ha un significato soltanto per il resto d’Italia. Il Sud non conta. Il Sud non subisce calamità. Il maltempo che flagella il Sud è diverso da quello che smuove le poltrone al Nord.

Solita, brutta storia. E non importano i colori politici o gli slogan di chi raggiunge gli scranni che contano. Tanto per non andare troppo indietro nel tempo, basti ricordare la disparità di trattamento fra le popolazioni del messinese che furono colpite dalla terribile alluvione messinese del 2009 e quelle dell’Abruzzo che poi furono afflitte, nello stesso anno, dai terremoti. Mentre la gente piangeva i numerosi morti, mentre si disperava per la distruzione delle abitazioni, dei luoghi di lavoro, l’allora Sottosegretario Guido Bertolaso si impegnava in una polemica sul perché della tragedia, indicando nell’abusivismo edilizio una delle concause. Nel frattempo non si attivano quei canali nazionali di solidarietà sui quali, invece, poterono contare subito gli altri italiani, uniti nella sofferenza, divisi da chi li governa.

Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ha chiesto che venga dichiarato lo stato di calamità. Il vicepremier Luigi Di Maio, lo scorso 27 ottobre, durante la visita alle zone colpite dai violenti nubifragi ha dichiarato che avrebbe dichiarato lo stato di emergenza. Del quale ancora non si ha traccia. E’ trascorsa più di una settimana e ancora nulla è stato fatto.

Come se al Sud la sofferenza avesse un altro peso. Come se in Sicilia ci si potesse permettere il lusso di attendere. E sopportare. Sopportare qualsiasi cosa.

Anche pugni nello stomaco.

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