“L’Ordine dei giornalisti di Sicilia accoglie con stupore e preoccupazione la notizia dell’arresto dell’editore di UltimaTv e del suo management. Fatta salva la presunzione di non colpevolezza, inquieta l’accusa di estorsione ai giornalisti della stessa emittente. Un’accusa che, se fosse provata, testimonierebbe per l’ennesima volta le difficoltà con cui i giornalisti, siciliani innanzitutto, devono quotidianamente confrontarsi per fare il proprio lavoro. Il Consiglio dell’Ordine esprime vicinanza a tutti i colleghi, anche quelli costretti a vivere a UltimaTv una breve esperienza professionale, e seguirà la vicenda con la massima attenzione”.

Quello delle estorsioni subite da schiere di giornalisti da chi li dovrebbe valorizzare e tutelare, gli editori, è un fenomeno diffuso da tempo, ma cominciato ad emergere soltanto di recente.

Due anni fa, restando in territorio siciliano, è stato condannato, col rito abbreviato, a tre anni e quattro mesi di carcere Vincenzo Anicito, direttore del periodico di Paternò, centro del catanese, La Gazzetta Rossazzurra. Secondo il giudice, che lo ha pure condannato al risarcimento di 20mila euro alla vittima, di 10mila all’Odg e all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, Anicito aveva costretto una giovane aspirante pubblicista a pagarsi le retribuzioni e la ritenuta d’acconto, senza le quali non avrebbe potuto chiedere l’iscrizione all’Ordine, dal quale il condannato è stato radiato.

Lo scorso anno il Gip del Tribunale di Agrigento ha respinto la richiesta di archiviazione e ordinato alla Procura di contestare l’ipotesi di estorsione all’editore e al direttore di una testata giornalistica online di Cammarata, accusati di avere costretto i collaboratori a simulare di avere ricevuto i compensi che è necessario dichiarare per potersi iscrivere all’elenco dei pubblicisti.

In Calabria, sempre lo scorso anno, l’editore di Calabria Ora, giornale fallito nel 2013 quando era direttore Piero Sansonetti, è stato condannato a 4 mesi di carcere per violenza privata nei confronti di Alessandro Bozzo. Il giovane giornalista si è suicidato alcuni mesi dopo avere firmato le dimissioni perché costretto a cambiare il contratto. Un colpo di pistola alla tempia, travolto da un’amarezza soffocante.

La sua collaborazione era stata trasformata da tempo indeterminato a tempo determinato. Poi con il contratto di solidarietà lo stipendio era stato ridotto nei mesi successivi.

Secondo il capo d’imputazione, Citrigno, mediante minacce, aveva costretto “Alessandro Bozzo a sottoscrivere dapprima gli atti indirizzati alla società Paese Sera, editrice della testata Calabria Ora, nei quali dichiarava, contrariamente al vero, di voler risolvere consensualmente il contratto di lavoro a tempo indeterminato con la predetta società, senza avere nulla a pretendere e rinunciando a qualsiasi azione e/o vertenza giudiziaria, e, successivamente, a sottoscrivere il contratto di assunzione a tempo determinato con la società Gruppo editoriale C&C srl, editrice della medesima testata giornalistica”.

Alessandro, prima di morire, aveva definito il suo nuovo contratto un’estorsione.

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