“Volete sapere davvero quel che accade? Senza filtri? Gente col pisello di fuori e rutti. Ecco cosa accade davanti ai nostri clienti. E non ne possiamo più”.

Il racconto che ha dell’incredibile è di Massimo Villardita. E’ un imprenditore, uno di quelli che si ostina a restare a Catania, a puntare sul Centro Storico, a confidare nella sua eternamente annunciata rinascita e valorizzazione. Il Razmataz è il locale che gestisce, uno dei wine bar più apprezzati e frequentati, quello che si trova nella caratteristica via Montesano, dove attualmente sono ospitati anche i mercatini di Natale.

Non è la prima volta che si espone, Villardita, con coraggio, per denunciare il territorio senza legge che diventa la sera Catania, dove succede di tutto e chi si impegna per guadagnarsi lo stipendio deve vedersela con delinquenti e idioti di vario genere che si dilettano a importunare i frequentatori dei locali con esibizioni così come quella che ci è stata descritta o risse violente, con tanto di bottiglie in frantumi usate come arma.

L’ultima è di venerdì scorso: “Si ubriacano altrove, litigano, passano dai nostri tavoli all’aperto e afferrano la prima bottiglia di birra che gli capita a tiro per aggredire o difendersi durante risse che scoppiano improvvise, furiose, terrorizzando i nostri clienti e mettendo in difficoltà i ragazzi che lavorano – racconta Villardita – venerdì scorso si è ripetuto il solito copione e sono stanco di dovere sopportare. Anche perché i clienti ci pensano due volte prima di tornare dove hanno vissuto esperienze del genere. E non mi riferisco soltanto alle risse. La normalità è quella che vi ho raccontato prima. Capita spesso che ci sia quello che prenda di mira soprattutto i turisti per esibirsi così come vi ho descritto. Di solito sono ragazzini, giovani, che si impegnano pure in gare di rutti, così, come se fosse la cosa più normale. E sono tutti italiani. Italianissimi”.

E non sembra esserci soluzione. “Quando avvertiamo la polizia, non intervengono subito – continua Villardita – perché magari ci sono altre priorità e anche perché già si sa che non si potrà fare molto. Gli stessi agenti mi hanno allargato le braccia più volte, non hanno nascosto la loro frustrazione, dicendomi con molta franchezza che la depenalizzazione di molti reati, fra i quali gli atti osceni in luogo pubblico, legano loro le mani. E anche questo clima di ostilità nei confronti delle forze dell’ordine, questo volerle mettere subito sul banco degli imputati alla prima occasione (vedi il caso recente dei poliziotti contestati e filmati coi telefoni da alcuni cittadini come se fossero delinquenti mentre arrestavano un nigeriano a Torino), le depotenzia, le mortifica. Un altro episodio per chiarire la situazione: un tizio che dava fastidio all’esterno del nostro locale è stato avvicinato da due poliziotti in borghese, che gli hanno parlato a lungo per invitarlo a smetterla. Nulla da fare. E’ rimasto lì, strafottente, coi poliziotti che più di cercare di farlo ragionare non potevano e hanno dovuto desistere. Ma è mai possibile che si possa andare avanti così? Serve un serio intervento normativo, giuridico, che imponga sanzioni serie e permetta di porre fine a comportamenti che ledono l’immagine della città e mettono a rischio posti di lavoro, perché se i clienti diminuiscono, se la fanno alla larga, è ovvio immaginare le conseguenze”

Villardita è sostenuto da Nicola Grassi, presidente dell’Asaec Antiestorsione di Catania. Ieri sono stati ricevuti dal Prefetto di Catania Claudio Sammartino, che per l’occasione ha convocato pure i rappresentanti delle forze dell’ordine. Un incontro per ascoltare l’appello ad una maggiore sicurezza e ad un impegno più concreto per tutelare gestori e clienti dei locali notturni del Centro Storico. “La voglia di impegnarsi del Prefetto e delle forze dell’ordine è indubbia – Nicola Grassi ci rivela quel che è scaturito dall’incontro – ma abbiamo come l’impressione che si brancoli nel buio. Ci hanno garantito che aumenteranno le pattuglie, così come previsto dallo stesso Prefetto per i rischi maggiori provocati dal maggiore afflusso di gente nelle vie e negli esercizi commerciali durante le festività, ma vorremmo ricordare che è sempre Natale per chi vive la notte a Catania, nel senso che le problematiche ed i rischi restano anche il resto dell’anno. Il Prefetto ci ha pure detto che farà in modo di potenziare il sistema di videosorveglianza, ma ci ha pure confessato che Catania è fra i comuni che non sono rientrati nella graduatoria di quelli che otterranno i finanziamenti dal Ministero dell’Interno per l’installazione di altre videocamere”.

Proprio così. Ecco quanto annunciato sul sito del Ministero lo scorso novembre:

Ed ecco la graduatoria, con il capoluogo etneo che, nonostante l’incidenza della criminalità dichiarata “molto elevata” non è fra i primi 428 comuni che beneficeranno del sostegno economico per l’installazione dei dispositivi per la sicurezza:

“Noi, come associazione antiracket – ci dice preoccupato Grassi – temiamo che non si comprenda un aspetto delicatissimo. E cioè che non tutti sono come Villardita. C’è chi per vari fattori potrebbe essere vulnerabile e, quindi, potenziale preda di chi ti fa visita nel locale per proporti la protezione, per garantirti quel che lo Stato non può o non vuole fare. Ci rendiamo conto o no che così si fa il gioco degli estortori? Di chi dietro il pagamento del pizzo vuole sostituirsi allo Stato e consolidare la cultura mafiosa, il suo controllo del territorio? Io l’ho detto chiaramente al Prefetto, che è rimasto ad ascoltare”.

“Ho come l’impressione – conclude Villardita – che ci sia, in alcuni casi, la volontà politica di lasciare le cose come stanno, perché poi torna comodo durante le campagne elettorali, quando quello della sicurezza nelle città diventa lo strumento per ottenere voti, trovando poi mille scuse per non mettere in atto quanto promesso. Mi auguro che non sia così, che mi sbagli, che presto cambi qualcosa. Così si gioca con il lavoro e la dignità dei cittadini”.

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