Va in clinica per tre volte a causa del ripresentarsi di una formazione anomala nella sede dei tessuti molli nella cavità mediana dell’inguine sinistro e viene dimesso con una diagnosi effettuata dal medico “a vista”, senza cioè i necessari esami strumentali e diagnostici: lipoma.  Ma a distanza di mesi, il paziente, dopo un controllo in un’altra struttura pubblica, scopre che il lipoma era, purtroppo, una grave formazione tumorale.
Il ritardo nella diagnosi della patologia causa innumerevoli complicazioni, dalla difficoltà a camminare per via di diversi interventi chirurgici ai quali verrà sottoposto a, ancora peggio, la crescita della massa tumorale, che produce pure metastasi e aumenta i rischi per il paziente vittima della scellerata, prima diagnosi, che si scoprirà poi, viene affibbiata al paziente, visto che nella cartella clinica è stato falsamente attestato il suo rifiuto dell’esame istologico.

L’inquietante vicenda è successa a Catania, dove adesso sono indagati il direttore sanitario, tre medici e gli amministratori della casa di cura Di Stefano Velona che si trova nella centralissima via S.Euplio. L’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni dello Stato, abusi d’ufficio e falsi in atto pubblico. Sequestrati 105.928 euro per truffa ai danni del servizio sanitario locale e sospesa per un anno l’attività della clinica.

Le intercettazioni telefoniche, oltre alle consulenze di carattere medico, grafologico e contabile, hanno rivelato che il comportamento di cui è stato vittima il paziente che ha denunciato e, così, fatto avviare le indagini dei carabinieri per conto della Procura di Catanua, era una prassi instaurata da tempo dai dirigenti amministrativi e sanitari della clinica Di Stefano Velona per massimizzare i ricavi a discapito della tutela del diritto alla salute dei pazienti.
In sintesi, su disposizione dei Dirigenti della Clinica e con l’avallo dei sanitari, per alcune prestazioni sanitarie (Day Service) per le quali veniva previsto un rimborso del Servizio Sanitario Nazionale, veniva omessa l’effettuazione degli esami strumentali e diagnostici in modo tale da incamerare l’intero rimborso pubblico riducendo al minimo le spese per la clinica. La diagnosi in ordine alla natura di quel che di volta in volta asportata ai pazienti veniva lasciata all’intuito del medico che, in base alla propria esperienza, decideva quando era necessario effettuare approfondimenti ovvero quando poteva evitarsi l’effettuazione dell’esame istologico.
E quando il medico avesse optato per lo svolgimento degli approfondimenti diagnostici, sempre su disposizione dei vertici della clinica e sempre al fine di massimizzare i profitti dell’ente, veniva richiesto al paziente, ignaro che l’esame fosse gratuito, il pagamento di  80,00 euro, trasformando, in tal modo, in una prestazione privata quello che doveva essere un esame gratuito, poiché rimborsato dalla Regione.

Il sequestro di circa 4000 cartelle cliniche ha fatto emergere migliaia di false attestazioni rese dai sanitari sull’effettuazione di esami mai svolti.

Una consulenza grafologica, infine, ha fatto scoprire che il Direttore Sanitario della Clinica, in un caso, ha falsificato la firma di un paziente sull’atto del consenso alle prestazioni.

I nomi degli indagati:

Nunzio Di Stefano Velona, sospeso per un anno dall’esercizio della professione

Maria Ornella Di Stefano Velona, sospesa per un dall’esercizio della professione

Alfio Sciuto, sospeso per un anno dall’esercizio della professione

Sebastiano Villarà, sospeso per un anno dall’esercizio della professione

Giuseppe Adamantino, sospeso per due mesi dall’esercizio della professione

Giuseppe Renzo Roberto Calanducci, sospeso per due mesi dall’esercizio della professione

 

 

1 commento

  1. Un anno? 2 mesi? Ma siamo sicuri?
    Ma le autorità competenti come giudicano questo operato? Sono indignata! E con quante altre persone hanno fatto la stessa cosa e sono a rischio?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here