“Massimo rispondi. Amico mio dimmi che non sei tu”.

Si era da poco diffusa la notizia di una vittima, di un escursionista di Milazzo sorpreso dall’esplosione dello Stromboli. Chi lo conosceva, chi conosceva Massimo Imbesi si era subito preoccupato. Era nota la sua passione per la natura, i viaggi, il mare, soprattutto il mare ed i tesori che custodisce, che lambisce, così come le isole che adorava esplorare con lo zaino in spalla.

Così ecco il drammatico messaggio sul suo profilo Facebook, eppoi gli altri, che hanno confermato la notizia che nessuno avrebbe voluto ascoltare, leggere; dilaga il cordoglio, l’incredulità, il dolore espresso da una comunità foltissima di amici, di persone che condividono la stessa passione traditrice, di milazzesi affranti perché lo conoscevano o perché non avevano avuto il piacere di conoscere “un ragazzo speciale”, di conoscere Massimo, 35 anni, innamorato di quello Stromboli che gli ha strappato la vita.

“Ti voglio bene fratello. Tu sei il custode di questo vulcano e sarai associato per sempre. Tutta la mia forza alla tua famiglia e al tuo amico. Non posso dimenticare il mio tempo con te e non dimenticherò mai. Ti vengo a trovare di nuovo. L’ amore”, ha scritto un amico del giovane che lo scorso 25 giugno aveva ripubblicato l’esito dell’esame per diventare allievo ufficiale di coperta che lo rendeva orgoglioso: “Finalmente il mare, di nuovo il mare… quello più conosciuto e familiare però, quello che preferisco, quello della Spiaggia di Ponente di Milazzo, quello di casa.  È stata un’esperienza unica, lunga ed impegnativa ma necessaria e come una delle cose belle che si fanno tanto desiderare, la soddisfazione di essersela guadagnata. Un arrivo ma allo stesso tempo una nuova partenza. La cosa tanto pensata quanto desiderata ed ottenuta che mi concederà, di nuovo, l’opportunità di prendere aerei, treni, alloggi di fortuna, di salire a bordo, di viaggiare, lavorare e godere di questa pazza vita, di questo mare…”.

Il corpo di Massimo è stato recuperato e portato nella sua Milazzo. La magistratura sta valutando se fare eseguire l’autopsia o se sarà sufficiente l’esame esterno del medico legale. Secondo quanto si è appreso, all’altezza del torace è stato rilevato un grosso ematoma che Imbesi si sarebbe procurato cadendo violentemente su spuntoni di pietra lavica che caratterizzano l’isola. Caduta che potrebbe essere avvenuta mentre correva per mettersi in salvo o causata da intossicazione da fumo sviluppato dagli incendi. Maggiori particolari sulla dinamica potranno venire da un amico sudamericano che era con lui, che ieri sera era ancora sotto evidente stato di choc.

Intanto, sono 98 le persone che hanno lasciato Stromboli per la paura suscitata dalla violenta esplosione vulcanica.

Gli incendi su Ginostra sono stati spenti. Sono ancora attivi dei roghi sul lato di Stromboli. I vigili del fuoco hanno lavorato tutta la notte e sono ancora all’opera anche con una motobarca e due Canadair.

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