Il video documenta il momento in cui lo stupratore si è fatto riaccompagnare vicino casa dalla vittima, quella che ha attirato in una trappola per strada, convincendola a fermarsi con l’auto per prestargli soccorso. Aveva bisogno di aiuto per la moglie che stava male, il pretesto utilizzato.

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E’ Sergio Palumbo, 26enne di Vittoria, sposato, padre, il pregiudicato responsabile di un crimine sconvolgente, particolarmente sconvolgente, una giovane donna violentata per ore nella sua vettura, costretta a subire, minacciata di morte, umiliata fino all’ultimo istante, con farsi riaccompagnare a casa dell’aguzzino, che poi passeggia come se nulla fosse mentre fa rientro dove lo attende la sua famiglia.

Un crimine che brutalizza tutto, l’intimità di una donna, non solo fisica, i valori della solidarietà, della fiducia. Fa affiorare il timore del mostro in agguato ovunque, all’improvviso. E’ di quei casi di cronaca che nella percezione comune ha un effetto devastante, perché inchioda tutti, rende chiunque un potenziale nemico, un potenziale pericolo, suggerendo di alzare le barricate, di rinunciare a tendere la mano, a essere ben disposti nei confronti del prossimo.

E ti fa sentire disarmato, in balia di un destino che non sai che volto avrà. Perché Palumbo aveva già sulle spalle una condanna comminatagli lo scorso anno per sequestro di persona, rapina e violenza sessuale, gli stessi reati di cui è accusato dopo quanto compiuto nella notte dello scorso lunedì. Per quella condanna non andrà in carcere e dopo un breve periodo ai domiciliari i giudici gli concederanno l’obbligo di dimora, schiudendogli la porta di casa.

Adesso la Questura di Ragusa suggerisce di guardare bene la foto, perché, così come ha affermato il Gip che adesso lo fatto incarcerare, Palumbo è un “soggetto dall’indole gravemente sopraffattrice che sfrutta a proprio vantaggio le debolezze dell’altro sesso”, si teme che possano esserci altre vittime, altre donne cadute in trappola, visto che il modus operandi utilizzato nel caso già giudicato è stato simile a quello denunciato dalla donna che non si è fatta intimorire dalle minacce. Guardare bene la foto di Palumbo per invitare le eventuali prede che lo riconosceranno a non avere paura di denunciarlo.

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