Un albero piantato oggi a Gerusalemme nella Foresta Presidenziale Tzora ricorderà il magistrato palermitano Antonino Giannola, prima toga vittima del dovere.

Nel bosco ci sono già 27 alberi in memoria dei giudici morti nell’adempimento del dovere così come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Una targa commemorativa in metallo alta 7 metri li ricorda e porta scritta la frase di Paolo Borsellino: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.

Giannola morì il 26 gennaio del 1960, ucciso durante un’udienza da un uomo poi dichiarato infermo di mente.

“Voglio uccidere la giustizia”, urlò l’assassino e sparò diversi colpi di pistola contro il primo magistrato che gli venne a tiro, Antonino Giannola, 54 anni, presidente del Tribunale di Nicosia.

Era strenuo difensore del Diritto, il giudice Giannola, sposato e padre di tre figli (Silvano, Isabella e Italo), tutti e tre allora adolescenti.

Un delitto che fece clamore all’epoca, anche per l’esito giudiziario: l’assassino infatti fu assolto perchè ritenuto incapace di intendere e di volere.

Inserito nell’elenco dell’ Associazione Nazionale Magistrati “Le rose spezzate”, che raccoglie i nomi dei magistrati morti in servizio, per anni Giannola è stato una vittima dimenticata. Nella piazza della Memoria del Tribunale di Palermo, dove fu giudice a latere in Corte d’assise, il suo nome non figura tutt’ora.

I familiari non sono mai stati risarciti perché gli indennizzi per legge spettano solo ai caduti in servizio dopo il 1960. I figli del giudice solo nel 2018 hanno ottenuto che il suo nome venisse inserito nell’elenco dell’ Anm.

Alla cerimonia a Gerusalemme ha partecipato una delegazione italiana composta, tra gli altri, dal vice presidente del Csm, David Ermini, dal consigliere del Csm Piercamillo Davigo, dall’ambasciatore Italiano in Israele Gianluigi Benedetti.

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