Si chiamava Rocco, era una giovane aquila di Bonelli libera di volare nel cielo di Agrigento. E’ stata uccisa dalla crudeltà umana capace di sparare oltre 60 pallini di piombo con un fucile, a rivelarlo una radiografia a cui è stata sottoposta l’aquila dall’Istituto Zooprofilattico di Palermo. Il ritrovamento avvenuto in aperta campagna lo scorso 31 ottobre è stato possibile grazie al dispositivo satellitare che Rocco indossava dal giorno del suo primo volo, avvenuto nella primavera del 2017; da allora era quotidianamente monitorato. A rinvenire la carcassa della giovane aquila è stato un ricercatore della squadra del progetto Life ConRaSi, insospettito dall’inattività del rapace registrata dal satellite.

L’aquila di Bonelli è una specie rara e quindi protetta perchè sempre più vittima del bracconaggio. In Sicilia sono oltre 20 le unità monitorate dal progetto Life ConRaSi.

Si tratta dell’ennesima uccisione che mette a rischio i progetti internazionali  di conservazione della biodiversità naturale. Altri casi erano stati registrati nel 2018 quando sono stati rinvenuti morti un’altra aquila di Bonelli di appena 5 mesi e un avvoltoio capovaccaio abbattuti in provincia di Trapani, e ancora un’aquila di Bonelli impallinata nel 2017 a Licata. Un bilancio destinato ad essere tristemente più alto considerando gli essere non monitorati e quindi non rintracciabili.

Il Wwf ha presentato un esposto, mettendo a disposizione degli investigatori i dati registrati nelle ultime ore di vita dell’aquila al fine di capire chi si è reso autore di un reato così grave.

“E’ con indignazione che si apprende la notizia del ritrovamento, con 60 pallini in corpo, di un giovane esemplare di Aquila del Bonelli, e come si continui a perpetrare impunemente il bracconaggio in Sicilia”. Lo dice l’assessore all’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale Edy Bandiera.

“E’ chiaro, dunque, che si tratta di una perdita inestimabile, per il patrimonio faunistico non solo della Sicilia ma dell’Europa meridionale. Si rende necessario, pertanto, intervenire duramente contro questi gesti scellerati che vanificano – prosegue – il lavoro profuso dall’Amministrazione e che saranno responsabili della scomparsa definitiva di tali specie di rapaci in Sicilia. Si fa appello alle Forze dell’Ordine e alle Associazioni venatorie, il cui compito è anche quello della vigilanza, affinché i colpevoli di questo deprecabile ed inspiegabile gesto, vengano al più presto individuati e puniti”.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here