L’Italia è sempre più lontana. La Sicilia è sempre più sola. Fare sport di vertice in Sicilia è sempre più difficile. Qualcuno si chiederà che quale possa essere il collegamento tra le prime due espressioni e l’ultima. L’anello di congiunzione sono le tariffe dei biglietti aerei per volare dalla Sicilia verso il resto d’Italia. Spropositate.

Ma perché, dunque, lo sport siciliano arranca a causa delle tariffe aeree? La risposta è semplicissima: se una società dilettantistica di vertice deve spendere oltre 300 euro a biglietto ( moltiplicati per tutti i componenti della formazione )  per andare a Roma, Milano o in altre parti d’Italia, non serve il pallottoliere per capire che si rischia il default. Un problema parzialmente risolto, negli ultimi anni, grazie alle tariffe low cost che, con prenotazioni effettuate in largo anticipo, permettono di viaggiare a tariffe ragionevoli. Come denuncia l’amministratore delegato dell’Amatori Catania, però, sembra che i voli a basso costi si siano notevolmente ridotti e che affidandosi alla compagnia di bandiera le cifre aumentino vertiginosamente.

Quello del costo dei biglietti per volare dalla Sicilia è argomento antico, potremmo dire addirittura vetusto. Costo dei biglietti e continuità territoriale: due must, in pratica, di ogni campagna elettorale nazionale o regionale. Solo must, o meglio solo promesse mai mantenute, anche se il vice ministro alle infrastrutture Giancarlo Cancelleri, ha annunciato l’inserimento delle ‘tariffe sociali’ tra gli emendamenti della prossima manovra fiscale. Vedremo.

Non manca, in questo senso, anche l’appoggio dell’amministrazione comunale di Catania e in particolare dell’assessore allo sport Sergio Parisi: “Conosco benissimo l’argomento e il problema – sottolinea Parisi – in quanto in passato sono stato presidente di una società sportiva di vertice costretta a viaggi importanti e onerosi. L’amministrazione è vicina alle squadre catanesi e insieme al sindaco Salvo Pogliese stiamo lavorando per cercare delle soluzioni che possano aiutare e agevolare le società”.

La Sicilia paga la distanza e la mancanza di infrastrutture. Paga la mancanza di alternative: se Roma – Milano in aereo è troppo oneroso, infatti, si può scegliere il treno ad alta velocità che copre la distanza in 3 ore; o si può addirittura andare in macchina senza particolari problemi.

E se da Catania a Roma non posso andare in aereo? Non c’è bisogno di spiegare che tipo di viaggio ci aspetti, sia in treno che in auto. I costi sono sempre elevati e i tempi di percorrenza addirittura improponibili.

Forse è arrivato il momento di cominciare a indignarsi seriamente e, nello stesso tempo, anche a cambiare le cose. In questo senso non c’è bisogno di litigare su cosa sia prioritario per la Sicilia tra il ponte sulle stretto, i collegamenti veloci tra Catania e Palermo, le autostrade che mancano o le strade che assomigliano a vecchie ‘trazzere’ o la continuità territoriale. Serve tutto e tutto è collegato, tranne la Sicilia.

Vignetta di Pigi (Gino Astorina e Plinio Milazzo)

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