Una placida serata di novembre, il Natale che comincia ad affacciarsi sui paesaggi urbani, i meravigliosi 20 anni. Il trampolino verso una vita da scoprire. Ma 21 anni Graziano Maiolino li avrà per sempre, la sua rimarrà un’eterna giovinezza, il dolore costante di due genitori e una sorella, che in una notte d’autunno hanno perso quanto di più caro al mondo.

Graziano se ne è andato così, su un campo di calcetto di Catania, stroncato da un’arresto cardiaco, inseguendo quel pallone per cui non era disposto a scendere a compromessi, neanche dopo le raccomandazioni dei medici, che a causa di una piccola cardiopatia gli avevano intimato prudenza nell’accostamento allo sport. Ma a 21 anni il mondo lo vuoi divorare, hai voglia di correre e scherzare con gli amici, anche su un prato verde, dietro ad un pallone, con le dovute precauzioni.

Gli zii ci raccontano che era prudente Graziano, che si fermava durante le partite per misurar le forze, che era accompagnato da compagni che seguivano scrupolosamente le sue pause. Nessuno poteva immaginare l’epilogo tragico che questa storia avrebbe avuto martedì sera, quando colto da un malore, Graziano si è accasciato e ha perso i sensi. I compagni hanno provato a rianimarlo fino all’arrivo dei soccorsi, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare, il giovane si è spento sul campetto da calcio, e lì è purtroppo rimasto con i soli famigliari fino all’arrivo delle pompe funebri.

Una scena straziante, che si configura in un quadro disgraziato e malgestito, soprattutto da chi aveva il dovere d’intervenire. Un dubbio atroce infatti getta un’ombra spaventosa sulla vicenda: Graziano forse si poteva salvare. La struttura infatti era sprovvista di defibrillatore, un dettaglio non trascurabile, considerato che negli istanti che seguono un arresto cardiaco, il macchinario defibrillante è un preziosissimo salvavita e nella stragrande maggioranza dei casi cambia le sorti dell’infartuato.

Un aspetto di non poco conto se si considera inoltre che un decreto del 2013, sancisce l’obbligo di dotazione di defibrillatore DAE e di personale debitamente formato e aggiornato per tutte le associazioni sportive, sia quelle professionistiche che quelle dilettantistiche, la scadenza definitiva per uniformarsi alla legge è caduta nel giugno del 2017. A questo proposito la famiglia si riserva di sporgere denuncia nei confronti della struttura per avviare delle indagini e far chiarezza sull’ accaduto.

Ottenere giustizia purtroppo non potrà lenire il dolore per una perdita così grave e inconsolabile, ma forse, servirà affinché inefficienze così importanti non si ripetano in altre strutture. E’ inconcepibile pensare, che la vita di questo ragazzo si sia spenta senza che si sia fatto tutto il possibile per salvarla. E’ altrettanto inconcepibile appurare che una struttura calcistica, a fronte di una legge in vigore, e dopo le molteplici tragedie a cui abbiamo assistito nel corso degli ultimi anni, non sia dotata delle opportune norme sanitarie. Graziano, non ce l’ha fatta, ma forse la sua triste storia potrà servire da monito per chi si occupa di attività sportive di questo calibro.

3 Commenti

  1. Come si fa a privare strutture così piene di attività sia sportive che ricreative di uno strumento salvavita al modesto costo di 1000,00€, vuol dire non fare il possibile per salvare una vita che ha un valore non so quante volte superiore, ci dovrebbe essere l’obbligo di esporre tale strumento, oggi tantissime persone sono abilitate all’uso, dalle forze dell’ordine a strutture lavorative importanti ed ancora a tutti i volontari del soccorso, sensibilizziamo tutti questa cosa di pretendere il DAE o defribillatore in qualsiasi luogo, si sciupano tante risorse in sciocchezze o cose inutili, cerchiamo di dare una speranza a chi è in difficoltà. Speriamo arrivi questo messaggio.

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