Si fermano i cantieri dell’indotto alla Green Refinery dell’Eni in segno di protesta contro il licenziamento di 15 dipendenti della ditta Tes e per il mancato rinnovo delle commesse di lavoro sia per la manutenzione che per la costruzione di nuovi impianti.

Con il completamento del progetto di riconversione industriale per la produzione di biocarburanti, si attendeva l’avvio della seconda fase del protocollo d’intesa firmato nel 2014 da azienda, sindacati e istituzioni, che prevede la costruzione della base-gas a terra per lo sfruttamento dei giacimenti di metano off-shore “Argo” e “Cassiopea”, per un investimento di oltre 800 milioni di euro. Ma la mancata proroga alle già concesse autorizzazioni da parte del ministero dell’ambiente stanno mettendo a rischio l’intero progetto.

L’Eni avrebbe fatto intendere alle organizzazioni sindacali che, in caso di mancata conferma della valutazione di impatto ambientale potrebbe dirottare altrove le somme impegnate per Gela. Da qui le preoccupazioni di politici e sindacalisti. In settimana è prevista una riunione del consiglio di fabbrica dei chimici e del settore energia allargato agli altri comparti dell’industria.

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