Nove arresti, sequestrata una società e beni mobili per 12,6 milioni di euro.

E’ pesante, pesantissima la mazzata del Ros dei carabinieri abbattuta sul clan Santapaola-Ercolano.

In carcere gli imprenditori Giuseppe Cesarotti, di 75 anni, e suo suoi figlio Salvatore, di 54; Orazio Di Grazia, di 37 anni; l’imprenditore Antonio Francesco Geremia, di 59 anni; Giuseppe “Enzo” Mangion, 60 anni, figlio del capomafia deceduto Francesco; Armando Pulvirenti, 54 anni, e Cateno Russo, 39. Ai domiciliari l’imprenditore Mario Palermo, di 75 anni e Vincenzo Pulvirenti, di 67.

Al centro dell’inchiesta le attività della famiglia Cesarotti considerata legata da decenni alla mafia etnea che si occupava di procurare soldi di è “nell’altra vita” (il boss deceduto Francesco Mangione) di coloro che invece “sono sepolti vivi” (gli ergastolani Benedetto Santapaola e Aldo Ercolano).

Indagini che partono da lontano, da investimenti in lire, con una base di avvio di 2 miliardi che oggi hanno portato al sequestro di beni per 12,6 milioni di euro.

Sigilli sono stati posti a beni immobili gestiti da Cesarotti attraverso la Co.Invest srl, comprese 21 villette a Marina di Gioiosa (Reggio Calabria, e società. Tra queste la Tropical agricola srl, la Lt Logistica e trasporti srl e la G.R. transport logistic srl. Quest’ultime due operano nel settore deposito ferroviario e trasporto merci e, sottolinea la Dda della Procura di Catania, con “minacce ed intimidazioni” avrebbe avuto “una situazione di sostanziale monopolio per le merci inviate a Catania dalla società Mercitalia Logistic Spa intervenivano sia nei confronti di questi ultimi che dei titolari di aziende operanti nel settore dei trasporti”.

 

 

 

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