La domanda, urgente, urgentissima, adesso è: gli sarà tolta la patria potestà? Gli sarà strappato via quel figlio che ha già violato, insozzato, disprezzato? Sarà permesso al piccolino di avere la chance di non essere destinato ad un futuro mediocre, disumano, violento, bruciato in una bolgia criminale che tutto consuma? Sarà, quindi, tutelata la gente onesta che non dovrà guardarsi da un futuro criminale o sociopatico? Perché questo sono i criminali: sociopatici, che non hanno rispetto perfino per le loro indifese, innocenti, ignare creature.

I carabinieri di Catania hanno divulgato una foto agghiacciante, che dovrebbe fare, finalmente, riflettere. Un neonato nella sua culla ricoperti di soldi, che pure nei pugnetti stringe banconote. E’ il figlio di uno degli arrestati nell’operazione La Cosa, quella che ha permesso di interrompere il flusso di denaro per sostenere i mafiosi del clan Cappello-Bonaccorsi in carcere ottenuto con le piazze di spaccio organizzate nei rioni del capoluogo etneo Pigno e Fossa dei Leoni ed a Francofonte, nel siracusano.

Il neonato ricoperto dai soldi, luridi, della droga, della mafia, della melma che infanga la Sicilia, per vantarsi, con tanto di “TVB”, di acronimo di Ti Voglio Bene, realizzato con altre banconote.

“Il 99% dei bambini nati nelle famiglie di ‘ndrangheta diventerà a sua volta un ‘ndranghetista. Ecco perchè si sta cercando di togliere la patria potestà ai genitori conclamati mafiosi e mandare i minori lontano dalle famiglie”, ha dichiarato il capo della Procura di Catanzaro Nicola Gratteri, che è poi passato ai fatti. L’unico in Italia che si è esposto così e che ha manifestato l’urgenza di incidere alla radice per cercare di estirpare il cancro delle organizzazioni criminali che si reggono ancora sulla discendenza, sull’eredità da padre in figlio, sull’abisso educativo.

Chissà se la svolta avverrà anche in Sicilia.

Per quanto riguarda l’operazione La Cosa, è nata da una costola dell’operazione “Notti bianche” dei carabinieri della compagnia di Gravina di Catania su una banda specializzata in furti di bancomat e si sono avvalse di intercettazioni e dichiarazioni di pentiti.

Il gruppo gestiva un vasto spaccio di marijuana e cocaina ed era in possesso di armi da guerra.

I destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono Alfredo Blancato, 37 anni, Sebastiano Miano, 26, Salvatore Musumeci, 26, Federico Silicato, 31, Sebastiano Castiglia, 32, Gaetano Spataro, 25.

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