Così Marianna Flauto, segretario generale Uiltucs Sicilia, che in un video pubblicato su Fb non le ha mandate a dire, contribuendo a fare esplodere un caso che sta agitando tutto il settore del commercio siciliano dopo la decisione del presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, di fare riaprire di domenica e nei festivi tutte attività di vendita al pubblico ovunque, e non più soltanto nelle località a vocazione turistica così come, tanto per citare quella più rappresentativa, Taormina.

E non è soltanto la Uil ad essere sul piede di guerra. Anche le segreterie regionali di Filcams Cgil e Fisascat Cisl hanno unitariamente proclamato lo stato di agitazione di tutti i lavoratori del settore del commercio, riservandosi ogni ulteriore iniziativa.

La decisione arriva all’indomani della circolare della Protezione Civile nella quale “si attribuiscono ai sindacati – dicono le tre siglie – proposte diverse da quelle realmente avanzate”.

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I segretari regionali Monia Caiolo (Cgil), Mimma Calabrò (Cisl) e Flauto ribadiscono che “nessun accordo è stato raggiunto” e che “in data 4 giugno abbiamo comunicato al presidente della Regione e all’assessore regionale alle Attività produttive la nostra inequivocabile posizione sul tema delle aperture domenicali e festive nel settore del commercio, posizione di assoluta contrarietà alla liberalizzazione selvaggia delle aperture domenicali e festive e, soltanto nelle more che si possa giungere ad una intesa con il governo regionale, è stata espressa la possibilità di prevedere, per il solo periodo estivo, un intervento di allentamento delle misure restrittive per il contenimento del contagio da Covid-19 nel commercio, con l’ apertura di una sola domenica al mese, estendibile a due nei periodi dei saldi estivi, con chiusura per tutte le realtà commerciali nei giorni festivi”.

È stato inoltre chiesto che “al fine di evitare che si possano generare delle discriminazioni tra lavoratrici e lavoratori dello stesso settore ma di Comuni differenti, ogni previsione contenuta nella nuova ordinanza regionale sia valida indistintamente per tutta la regione”.

Secondo i sindacati “quanto emerso dalla circolare ha il solo obiettivo di scaricare su altri la responsabilità che nemmeno il governo regionale vuole assumersi. Peraltro la circolare emanata improvvisamente, senza dare la possibilità ai lavoratori e alle imprese di potersi organizzare, sta creando notevoli disagi anche nella programmazione, dimostrando anche in questo caso di avere agito soltanto per tutelare gli interessi di una minoranza e non sicuramente della maggior parte dei soggetti interessati”.

 

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