Fiori e biglietti di devozione, sul ciglio della Cattedrale, sui gradoni o negli altarini in giro per la città. Col tradizionale sacco bianco o senza, a Piazza Duomo o nelle proprie case con altarini improvvisati per pregare in intimità. Nel giorno di Sant’Agata, Catania si è tristemente svegliata nell’osservanza di rigole imposte a causa della pandemia. Un prova di maturità messa in atto da devoti e fedeli che hanno saputo dimostrare come sia possibile rispettare le regole.

I festeggiamenti agatini, che fanno di Sant’Agata la terza festa cristiana al mondo per partecipazione, hanno straordinariamente ridisegnato, almeno per quest’anno, le tradizionali abitudini dei catanesi costretti a dover rinunciare alla consueta presenza delle spoglie di Sant’Agata tra le strade delle città, nei consueti giri interno ed esterno del 4 e 5 febbraio.

L’uscita dal saccello, l’incontro con i disabili a Piazza dei Martiri, la salita dei Cappuccini, la sosta nella Chiesa di Sant’Agata la Vetere, i fuochi del Fortino, quelli del Borgo, la salita di San Giuliano e il canto delle suore benedettine.

Insomma, i tanti momenti salienti, tra i più sentiti della festa, a cui quest’anno si è dovuto rimunciare, hanno lasciato spazio alle celebrazioni liturgiche in una Cattedrale chiusa e senza la presenza di fedeli in occasione della Messa dell’Aurora e del Pontificale. Due momenti simbolo che hanno rappresentato un nuovo modo di vivere e sentire la festa della Santa Patrona, ventotto anni dopo l’ultima volta, quando nel 1991 fu la Guerra del Golfo a impedire il consueto svolgimento dei festeggiamenti.

Nonostante tutto, quest’anno, la comunità catanese di fedeli, non ha rinunciato ad un abbraccio, seppur virtuale, alla loro Agata e lo ha fatto in versione 2.0 tramite la condivisione di video, ricordi e di preghiere. Cittadini, cittadini, W Sant’Agata.

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