Una vera e propria associazione a delinquere a capo della governance della Girgenti Acque, l’ente gestore del servizio idrico integrato della provincia della Città dei Templi, è stata portata alla luce nell’ambito dell’operazione denominata ‘Waterloo’.

Dopo quasi quattro anni, è emersa una potente azione di lobbying e la creazione di un vasto sistema di corruzione volto ad eludere i controlli degli enti preposti – scrive la Procura.

Oltre all’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro la pubblica amministrazione, tra gli altri reati contestati dalla Procora: frode in pubbliche forniture, furto, falsi in bilancio, ricettazione, reati tributari, societari e in materia ambientale. Nell’ambito dell’operazione congiunta tra carabinieri del Noe, Guardia di finanza e Dia sono otto le persone fermate, in diverse province italiane, sono tutti ex componenti dell’ormai disciolto consiglio di amministrazione e dirigenti.

Complessivamente sono 84 le persone indagate. Per 50 delle quali la Procura si appresta a notificare avviso di conclusione delle indagini preliminari. Per i fermati si attende, invece, la decisione del Gip sulla convalida dei fermi e sulla richiesta di emissione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere.

“Al vertice del sodalizio criminale – scrive la Procura di Agrigento – l’imprenditore Marco Campione, già presidente del Cda di Girgenti Acque e amministratore di fatto delle società ‘Gruppo Campione'”. L’ omissione della dovuta attività di depurazione delle acque – sostiene la Procura di Agrigento – ha anche creato un danno ambientale da quantificare. L’ illecito addebito agli utenti dei relativi costi non sostenuti, completano un quadro probatorio eterogeneo e complesso”.

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