Il Grido del Mondo

Si poteva andare a mare

Si poteva andare a mare
oggi che il cielo sembra
forte e libero l’azzurro
e la luce s’impinge pure nelle unghie
e le nuvole covano inverni sugli alberi
e il vento s’intestarda a stare fermo
e ottobre è il più furbo dei mesi
perché bara anche senza carte
e muto muto fa quello che vuole
e abbindola queste macchie di fico
che cotonano i muretti a secco
gravide ancora di frutti pizzuluti.

E invece loro se ne sono andati
l’uno da una parte e lei dall’altra
a farsi quei saluti sospesi di tutto:
di occhi che vanno da ogni lato
(la geometria spigolosa degli addii)
di gole che inghiottono parole
ma anche silenzio e saliva a fiumi
ma non i nomi, i nomi non si toccano
quelli se li tengono chiusi in tasca
perché poi serviranno a chiamarsi
da lontano, quando non si vedranno
manco di schiena e manco per strada
quando diventeranno solo parentesi
e ognuno se le aprirà quando vuole
e ci metterà dentro quello che viene
tutta la risulta della vita insomma
quella che avanza dopo avere pensato
l’uno all’altra e viceversa ma anche
al contrario e forse allo stesso tempo
e “ridurre il volume dei rifiuti prima di conferirli”
c’è scritto sul bidone
e a loro verrebbe di farlo con la vita
prima di stiparci dentro tutta quell’assenza
che sta per arrivare, mentre loro se ne vanno.

Mi chiamo Marilina Giaquinta, catanese di nascita, di studi, di lavoro, di vita, una laurea in legge, l’altra non importa, sposata, tre figli, due cani raccolti dalla strada, cinefila fino alla dipendenza, librovora (come la protagonista de “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera, porto sempre un libro in borsa), fino a qualche mese fa, poliziotto, di quelli che riempiono i gialli di oggi, con un grado strano che nessuno ha mai capito, nemmeno noi che lo portavamo. Tanto nei gialli televisivi e in quelli che tanto si usano adesso ci chiamano sempre “Commissari”. Cinque anni fa ho pubblicato il mio primo libro, una raccolta di poesie dal titolo “Il passo svelto dell’amore”. Il mio ultimo è ancora una raccolta di poesie dal titolo “Addimora”. Qualcuno ha detto che scrivere è un atto di coraggio. Non è vero: scrivere è proprio un bisogno, del genere o scrivi o muori. È pubblicare un atto di coraggio: ti consegni a chi ti legge, al suo giudizio, ti sveli senza condizioni. La scrittura ti rivela tutta e non hai scampo. La poesia di più. Perché scrivere poesia? Un genere che non fa vendere e che pochissimi sono disposti a pubblicare? E perché un blog di poesia? Proprio per dimostrare il contrario. La poesia è rivoluzionaria: non sopporta regole, sintassi, trama, struttura, confine, è suono significante, è sguardo aperto, è il coraggio della vita. È il grido del mondo. E, proprio per questo, necessaria.

Marilina Giaquinta

Catanese di nascita, di studi, di lavoro, di vita, una laurea in legge, l’altra non importa, sposata, tre figli, due cani raccolti dalla strada, cinefila fino alla dipendenza, librovora (come la protagonista de “L’insostenibile leggerezza dell’essere” di Kundera, porto sempre un libro in borsa), fino a qualche mese fa, poliziotto, di quelli che riempiono i gialli di oggi, con un grado strano che nessuno ha mai capito, nemmeno noi che lo portavamo.